Ornella vive in una casa di riposo ormai da qualche anno. È una signora piccolina, occhi azzurri vivaci, volto che ricorda una bambina vispa, sorriso sempre presente. Ha delle piccole piantine sul tavolino, sotto la finestra, ma ne affida le cure alla figlia, perché lei dice di non avere il pollice verde. Non cammina, si muove all'interno della sua piccola stanza sulla carrozzina, con gesti lenti e misurati.
Io e Niky la vediamo una volta al mese, quando andiamo a fare il giro di saluti al suo piano. Accoglie con piacere la mia cagnolina, le dà il bocconcino e le fa qualche carezza ma, fino a qualche tempo fa, il resto del tempo lo passavamo a parlare di libri.
Amava i romanzi, le saghe famigliari, quel tipo di libri per cui devi memorizzare alberi genealogici e nomi. Quel tipo di libri che io agilmente schivo, per non impegnare troppo la mia scarsa memoria. Lei invece ricordava tutto e si appassionava a scoprire ed immaginare personaggi, luoghi, parentele e storie.
Ogni mese la ritrovavo con un libro diverso: me lo facevo raccontare e rimanevo rapita dalla sua passione e dai suoi occhi luminosi nel descrivere luoghi così distanti dalla casa di cura in cui passa le giornate.
Descriveva i paesaggi dei racconti e io capivo che viaggiava. Parlava dei personaggi, delle loro bizzarrie, delle complesse parentele e delle loro vite e io capivo che, in qualche modo, le facevano compagnia.
Erano momenti speciali per me, che mi lasciavano sempre piena di meraviglia.
Un giorno di molti mesi fa entrai nella sua stanza, accompagnata dalla mia cagnolina e la trovai al suo solito posto sotto la finestra, con il suo immancabile accogliente sorriso. Non aveva alcun libro in mano.
Le domandai il perché e disse di essere stanca di leggere. Rimasi attonita, senza capire; le chiesi cosa intendesse e la risposta fu la stessa: “Sono stanca di leggere”.
Sentii salire una certa ansia dentro di me, quasi un senso di soffocamento, e le domandai se avesse provato a cambiare genere, storie più semplici, libri meno impegnativi e lei mi diede per la terza volta, sempre sorridendo, la medesima risposta.
Rimasi spiazzata e cominciai ad avere pensieri su quanto tutto questo fosse triste, perché ora le giornate per lei sarebbero state infinite da far passare, il suo sguardo si sarebbe posato solo su ciò che la circonda, la finestra e la minuscola stanza. La sua immaginazione non avrebbe più vagato nei luoghi descritti nelle pagine dei libri, non sarebbe più stata in compagnia dei personaggi e la sua mente non sarebbe più stata impegnata ad esplorare le storie e le vicissitudini dei racconti. Più nessun viaggio.
“Come farà adesso? Come si salverà?” erano i pensieri che mi giravano in testa, accompagnati da un profondo dispiacere.
Con Ornella ci siamo viste ancora molte volte dopo quel giorno e l'ho sempre trovata sulla sedia a rotelle, sola nella sua stanza a guardare nel vuoto. Gentile, sorridente e presente, ancora con gli occhi brillanti, la parlantina vivace ed educata.
Ci sono ancora le piantine sotto la finestra, ben curate dalla figlia, ma non c'è più alcun libro in giro.
Oggi mi domando se in quello sguardo nel vuoto in realtà stia rivivendo le avventure dei suoi romanzi, se i suoi pensieri sono in grado di uscire da quelle mura e andare ad esplorare i luoghi che ha conosciuto leggendo. Mi chiedo se sia realmente sola o abbia accanto a sé tutti i personaggi che ha fin qui incontrato nelle pagine dei libri.
Spero sia così, deve essere per forza così, sennò come sopravvive? La mia mente fa fatica e le mie emozioni fanno baruffa.
Ornella, però, appare serena. Mi soffermo ad osservarla e non la vedo diversa da prima. Credo abbia trovato la sua pace nella sua scelta. Posso non condividerla, posso rattristarmi, posso pensare alle conseguenze di questa scelta, ma resta una sua scelta.
Ornella sorride. E, forse, questa è l'unica risposta che mi serve.